{"id":6192,"date":"2016-07-25T22:31:38","date_gmt":"2016-07-25T20:31:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pensemaravee.it\/?p=6192"},"modified":"2016-07-26T11:38:20","modified_gmt":"2016-07-26T09:38:20","slug":"un-incontro-ben-riuscito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/cultura\/un-incontro-ben-riuscito","title":{"rendered":"Un incontro ben riuscito"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_6195\" aria-describedby=\"caption-attachment-6195\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/carta.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-6195 size-medium\" src=\"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/carta-300x224.jpg\" alt=\"carta\" width=\"300\" height=\"224\" srcset=\"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/carta-300x224.jpg 300w, https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/carta.jpg 640w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-6195\" class=\"wp-caption-text\">La cartina del Pakistan con i luoghi di provenienza dei profughi<\/figcaption><\/figure>\n<p>\u201c<em>Con questa giornata, noi gemonesi non vogliamo solo darvi il benvenuto nella nostra citt\u00e0, ma speriamo anche di avviare un percorso di conoscenza reciproca che ci avviciner\u00e0 nei prossimi mesi<\/em>\u201d. \u00c8 con queste parole che Federico Londero si \u00e8 rivolto ai 18 profughi presenti a Gemona nel corso di un evento di cui si \u00e8 fatto promotore assieme ad una quindicina di associazioni locali. Tra un piatto di frico e uno di \u201cspezzatino alla pakistana\u201d, e tra una danza pashtun ed une \u201ccjante\u201d friulana, i presenti in Salcons sono riusciti ieri mattina (24 luglio) a rompere il ghiaccio e ad avviare una relazione che, si spera, verr\u00e0 approfondita anche nella quotidianit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019inizio di un rapporto nasce spesso con un momento di imbarazzo, in cui nessuno sa bene cosa dire, cosa fare. \u00c8 stato cos\u00ec anche per la ventina di volontari &#8211; delegazione delle associazioni organizzatrici dell\u2019evento &#8211; cittadini (almeno 4 di Godo) e \u00a0i 13 ragazzi di nazionalit\u00e0 pakistana e i 5 cittadini afgani, ospiti dell\u2019albergo \u201cAgli amici\u201d di Gemona. Un imbarazzo che \u00e8 svanito, per\u00f2, poco tempo dopo, quando si \u00e8 passati alle presentazioni, ovvero quando a quei 40 volti \u00e8 stato associato un nome ed una, seppur breve, storia. E se l\u2019ostacolo della lingua \u00e8 pesato sulla nascita di questo rapporto di convivenza, i presenti sono tuttavia riusciti a trovare mezzi alternativi per comunicare. Come il disegno: tre semplici bozzetti dei confini dell\u2019Afghanistan, dell\u2019Italia e del Pakistan sono bastati per rendere pi\u00f9 intimo questo primo scambio. Reso tale, probabilmente, dalla voglia dei 18 richiedenti asilo di raccontare la loro storia, indicando su quelle mappe la loro citt\u00e0 di origine.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Gemona 24 luglio 2016, festa con i profughi\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/XFrlQ7TwO-M?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>\u00c8 per questo che, quando ci si \u00e8 avvicinati alle tavole da pranzo, ci si guardava gi\u00e0 con occhi diversi. Con l\u2019aiuto di un interprete ed un mediatore culturale i presenti sono riusciti a scambiarsi le ricette dei piatti in tavola. Da una parte la tradizione nostrana, con frico di patate e friabile, frittata, ma anche pizza e altro ancora. Dall\u2019altra i ceci cucinati alla pakistana, spezzatino con patate e fagioli. Nel corso del pasto si \u00e8 cercato da entrambe le parti di fare conversazione. Piccoli gruppetti si sono formati, in cui gli interlocutori hanno cercato di saperne di pi\u00f9 sull\u2019altro. Da dove vieni, che cosa fai, perch\u00e9 sei partito, perch\u00e9 sei qui oggi. Chi tra i richiedenti asilo se la cavava meglio con l\u2019italiano ha aiutato i compagni a chiacchierare con i gemonesi. \u00c8 stato difficile, ma anche interessante e divertente. Sicuramente \u00e8 stato seminato qualcosa.<\/p>\n<p>Tutto questo ha poi lasciato spazio alla musica e alla danza. La sala \u00e8 stata liberata dai tavoli e si \u00e8 riempita dei movimenti agili e ritmici del Pakistan e dell\u2019Afghanistan. I ragazzi hanno subito coinvolto i gemonesi, che (bisogna dirlo per dovere di cronaca) si sono fatti un po\u2019 pregare, prima di buttarsi nelle danze. La musica \u00e8 continuata per un paio di ore. Si \u00e8 perfino riusciti ad improvvisare un coro nostrano, che ha cantato \u201cStelutis alpinis\u201d. Alla fine dell\u2019evento, i partecipanti erano pi\u00f9 accaldati e stanchi, ma anche pi\u00f9 certi che la \u201cconoscenza reciproca\u201d, seppur difficile, sia possibile.<\/p>\n<p>Annoto solo qualche appunto sulle storie di Jabar e Basharat (detto \u2018Ali). Il primo, trentaseienne afgano, \u00e8 arrivato in Italia lo scorso giugno, dopo un mese di viaggio che l\u2019ha portato ad attraversare l\u2019Iran, la Turchia, la Grecia e poi tutti i Balcani, fino a ad arrivare in Austria e quindi in Italia. Ha lasciato nella sua citt\u00e0 natale, Jalalabad, una moglie e quattro figli, il pi\u00f9 grande dei quali ha 8 anni, che spera di portare un giorno in Europa. Basharat \u00e8 pi\u00f9 giovane, faceva lo studente in Pakistan, prima che la frequenza degli attentati nel suo paese lo spingesse a mettersi in viaggio verso l\u2019Europa. \u00c8 arrivato in Italia da un anno e parla gi\u00e0 bene l\u2019italiano.<\/p>\n<p>Francesco Cargnelutti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rappresentanti delle associazioni, cittadini e profughi hanno trascorso alcune ore inseme; un incontro tra persone di lingue e storie diverse:, condito con semplici gesti, il cibo e la musica.<\/p>\n","protected":false},"author":22,"featured_media":6194,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2,25],"tags":[],"class_list":["post-6192","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-immigrati"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6192","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/users\/22"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6192"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6192\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6205,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6192\/revisions\/6205"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6194"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6192"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6192"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6192"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}