{"id":5431,"date":"2015-05-14T05:57:29","date_gmt":"2015-05-14T03:57:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pensemaravee.it\/?p=5431"},"modified":"2015-05-14T05:57:29","modified_gmt":"2015-05-14T03:57:29","slug":"storie-di-gemonesi-e-di-montagne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/memoria\/racconti\/storie-di-gemonesi-e-di-montagne","title":{"rendered":"Storie di gemonesi e di montagne"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_5433\" aria-describedby=\"caption-attachment-5433\" style=\"width: 323px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/La-oge.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-5433\" src=\"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/La-oge-300x205.jpg\" alt=\"Rientro in Stalis\" width=\"323\" height=\"221\" srcset=\"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/La-oge-300x205.jpg 300w, https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/La-oge.jpg 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 323px) 100vw, 323px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-5433\" class=\"wp-caption-text\">Rientro in Stalis<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Montagne-risorse<\/strong>. Le nostre montagne offrivano una variet\u00e0 di prodotti necessari alla sopravvivenza : legname e carbone, foraggio e pascolo, frutti di bosco e funghi. Il pascolo e il foraggio rendevano possibile le produzione di latte, formaggio, burro e ricotta. Il Cuarn\u00e0n e il versante meridionale della catena del Cjamp\u00f2n garantivano le riserve di foraggio agli animali durante il riposo vegetativo, il versante settentrionale del Cjamp\u00f2n offriva terreni per il pascolo del bestiame durante i mesi estivi e il taglio del legname.<br \/>\n<br style=\"color: #363636;\" \/><strong style=\"color: #363636;\">Il ciclo del foraggio.<\/strong><span style=\"color: #363636;\">\u00a0La fienagione. In primavera si effettuava la pulizia dei prati (farcadiss), qualcuno concimava (si portava la cenere sui prati), si toglievano le pietre per guadagnare superficie utile, si tagliavano gli arbusti e le malerbe. Agli ultimi di giugno iniziava lo sfalcio nella parte bassa di Cuarn\u00e0n (Suvi\u00e0is), a luglio nelle zone di mezza quota (Fored\u00f4r e parte del Cuarn\u00e0n), ad agosto nelle parti alte (Vualb\u00ecnis). In una stagione si faceva un taglio, raramente due (Suvi\u00e0is o in prossimit\u00e0 degli stavoli di Ledis). Il lavoro di fienagione nelle sue diverse fasi &#8211; sfalcio, asciugatura e raccolta &#8211; si concludevano con l&#8217;allestimento di grandi covoni di fieno (la <em>mede<\/em>) a forma di grande pera sostenuti da un palo centrale. Ogni &#8220;mede&#8221; pesava 8, 9 quintali. Il fieno non veniva portato subito a valle perch\u00e9 non c&#8217;era il posto dove metterlo (tobl\u00e2t). Dove non si riusciva a falciare si strappava il pat\u00f9s (con la mano o con la s\u00e8sule ), che veniva utilizzato per fare il letto alle mucche.<\/span><\/p>\n<p><strong style=\"color: #363636;\">Racconti &#8220;das Vualb\u00ecnis\u201d.<\/strong><span style=\"color: #363636;\">\u00a0Cosa c&#8217;\u00e8 scritto nel libro di toponomastica scritto da Rino Gubiani e Enos Costantini sotto la voce di &#8220;Vualb\u00ecne\u201d: ampio vallone sul versante sud dell&#8217;anfiteatro compreso tra il Cjamp\u00f2n e il Fa\u00e9it e degradante verso la valle della Vedronza. La ricchezza di toponimi e la frammentazione delle propriet\u00e0 sono un indicatore della passata, intensa, antropizzazione di questi luoghi. Fino agli anni &#8217;50 qui salivano per la fienagione quasi tutti gli agricoltori di Stalis.<\/span><\/p>\n<p><strong style=\"color: #363636;\">Testimonianza:<\/strong><span style=\"color: #363636;\">\u00a0Copetti Maria (Tei) Avevo 10 anni quando salivo con pap\u00e0 &#8220;tas Vualb\u00ecnis di Cjamp\u00f2n\u201d, prima con mia sorella pi\u00f9 grande poi con mio fratello di 5 anni. Ci fermavamo &#8220;su&#8221; per diversi giorni, scendendo a Gemona una volta alla settimana.<br \/>\nLa\u00a0<\/span><span style=\"color: #363636;\">sera si preparava la &#8220;<em>cogar\u00ece&#8221;<\/em>\u00a0(tre pietre per fare fuoco e metterci la <em>cjalderie<\/em>), si faceva la polenta e spesso si mettevano le cipolle (abbrustolite e lesse) e le patate a cuocere nelle braci. Il fieno veniva raccolto in &#8220;<em>fas&#8221;<\/em> e trasportato sulla testa fino al cordino. Qui si faceva la &#8220;<em>mede<\/em>&#8220;. Poi, quando il fieno serviva, facevamo di nuovo i fas per mandarli gi\u00f9 con la teleferica, scaricarli e portarli sulla testa fino in Fored\u00f4r, caricarli su &#8220;lis \u00f4gis&#8221; e gi\u00f9 a casa. Noi bambini scendevamo fino alla &#8220;Vedr\u00f2nge&#8221; per prendere acqua o, dietro Cjamp\u00f3n, per raccogliere un po&#8217; di legna e preparare la &#8220;cogar\u00ece&#8221;.\u00a0<\/span><br style=\"color: #363636;\" \/><strong style=\"color: #363636;\"><br \/>\nStoriis.<\/strong><span style=\"color: #363636;\"><br \/>\n&#8211; <strong>Un Br\u00fbt (sorenon di famee)<\/strong>, ha scritto questa lettera alla sua ragazza di Gemona che lavorava nella filanda di Monselice. \u00a0<\/span><span style=\"color: #363636;\">&#8220;Ti miro e ti sguardo contro monte Segola (Monselice), sono a fare il fieno nel Monte del\u00a0<\/span><span style=\"color: #363636;\">Chiappo (Vualb\u00ecnis) e addio&#8221;. Amici venuti a conoscenza della lettera gli chiesero: &#8220;Ce paj\u00e2resistu a veile dongje<em>?<\/em>\u201d &#8211; &#8220;Se no dute almancul lis c\u00f2tulis\u00a0(almeno le gonne)&#8221; rispose con pronuncia nasale il Br\u00fbt.\u00a0<\/span><br style=\"color: #363636;\" \/><span style=\"color: #363636;\"><br \/>\n&#8211; <strong>In tas Vualb\u00ecnis<\/strong>, padre e figlio (da fam\u00e8e dai <em>Br\u00fbs<\/em>) erano a fare fieno. Di tanto in tanto alcune pietre rotolavano e chi era sopra informava (al <em>vos\u00e2ve<\/em>) quello sotto. &#8220;Pari, Pari al \u00e8 part\u00eet un clap&#8221; url\u00f2 una volta Nardin al padre e il padre per tutta risposta &#8220;Nardin, nol \u00e8 un clap, al \u00e0 lis or\u00ealis&#8221;. Infatti era la polenta avvolta da un tovagliolo annodato che stava rotolando a valle.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_5434\" aria-describedby=\"caption-attachment-5434\" style=\"width: 200px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/1948-fienagione-in-Cuarnan.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-5434\" src=\"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/1948-fienagione-in-Cuarnan-184x300.jpg\" alt=\"Fienagione in Cuarnan\" width=\"200\" height=\"326\" srcset=\"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/1948-fienagione-in-Cuarnan-184x300.jpg 184w, https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/1948-fienagione-in-Cuarnan.jpg 350w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-5434\" class=\"wp-caption-text\">Fienagione in Cuarnan<\/figcaption><\/figure>\n<p><br style=\"color: #363636;\" \/><span style=\"color: #363636;\"><em>&#8211; <\/em><strong>In Cuarn\u00e0n a f\u00e2 fen<\/strong>. Lo zio dice al nipote che scendeva in Stalis: &#8220;Cuant che tu tornis s\u00f9 puartimi i spagnol\u00e8s&#8221; (Quando ritorni su portami le sigarette). Il nipote torna su senza sigarette e, in vena di scherzi, gli dice\u00a0<\/span><span style=\"color: #363636;\">&#8220;Barbe, no si pod\u00e8ve jentr\u00e2 in cj\u00e2se vuestre che al ere plen di sold\u00e2ts che a balavin cun la femine&#8221;. Lo zio prende la falce e al grido di &#8220;Savoia&#8221;, scende rapidamente a casa per battere la moglie che non sapeva nulla.\u00a0<\/span><br style=\"color: #363636;\" \/><span style=\"color: #363636;\"><br \/>\n<em>&#8211; <\/em><strong>Zuan di L\u00f4r<\/strong> era a falciare in Fored\u00f4r; \u00a0passa una persona di Pers e gli domanda che ora \u00e8. L&#8217;altro risponde: &#8220;Saranno le dieci, dieci e mezza, undici&#8221;. &#8220;<em>Can da l&#8217;ostie di Scl\u00e2f<\/em>&#8221; bofonchia Zuan. &#8220;<em>No podevistu d\u00ee, daurman, che al ere miesd\u00ec<\/em>?\u201d.\u00a0<\/span><br style=\"color: #363636;\" \/><span style=\"color: #363636;\"><br \/>\n&#8211; Nel 1944, Davide Copetti, in &#8220;<em>serade&#8221;<\/em> (autunno), ha portato il fieno da Ledis in <em>Praduline<\/em> (sotto Fored\u00f4r verso la Vedr\u00f2nge) per paura di rappresaglie. Nella primavera del &#8217;45, a causa della guerra, ha portato gli animali in Ledis prima del tempo. Finito il fieno di Ledis ha riportato il fieno dalla Praduline fino in Ledis.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong style=\"color: #363636;\">L&#8217;acqua<\/strong><span style=\"color: #363636;\">\u00a0era fondamentale durante la fienagione (per dissetarsi, fare la polenta la sera,\u2026) ma non era sempre a portata di &#8220;gavetta&#8221;. L&#8217;acqua pi\u00f9 prossima per chi era &#8220;<em>tas Vualb\u00ecnis<\/em>&#8221; era la sorgente &#8220;T\u00f2fe&#8221; oppure, quando questa era in secca, la Vedr\u00f2nge; chi era in Cuarn\u00e0n, a seconda della posizione, utilizzava la sorgente di <em>Picign\u00ecc<\/em> (versante che d\u00e0 su Montenars) o <em>Trass\u00e9it<\/em> (versante che d\u00e0 su Stalis) o tal <em>Puintu\u00e7 di Si\u00e8re<\/em>. Chi saliva in Cjamp\u00f3n per il sentiero di Fored\u00f4r prendeva l&#8217;acqua in <em>Cjar\u00e2rs<\/em> o, se era sotto <em>l&#8217;Ambrus\u00e9it<\/em>, presso il <em>Fontan\u00e0t<\/em>.<br \/>\n<\/span><br style=\"color: #363636;\" \/><strong style=\"color: #363636;\">Il cibo.<\/strong><span style=\"color: #363636;\">\u00a0I prodotti base erano: la farina, il lardo, le patate e il formaggio, alle volte la verdura magari gi\u00e0 cotta e il salame. Il vino in estate era gi\u00e0 finito e quando faceva tanto caldo si aggiungevano all&#8217;acqua delle gocce di aceto.\u00a0<\/span><br style=\"color: #363636;\" \/><span style=\"color: #363636;\">Quando, alla sera, si accendevano i fuochi in Cuarn\u00e0n e in Cjamp\u00f3n il paesaggio diventava quasi un presepe. Tutti sapevano chi c&#8217;era attorno al fuoco; condividere la fatica e la notte con molti altri faceva sentire meno soli e la fatica meno pesante.\u00a0<\/span><br style=\"color: #363636;\" \/><strong style=\"color: #363636;\"><br \/>\nLa notte.<\/strong><span style=\"color: #363636;\">\u00a0Non si scendeva a dormire a casa, ci si fermava anche per settimane in ricoveri di fortuna. Il materasso era fatto con frasche e fieno. Sopra la testa e sotto le stelle dei sacchi di iuta, un telo (la tende), oppure strutture pi\u00f9 elaborate fatte con frasche di sorbo (mel\u00e8s) o salice (molec), coperte con teli (<em>la cjasute<\/em>). Dove era possibile si utilizzavano ricoveri naturali (nelle <em>Vualb\u00ecnis<\/em> ricordiamo il <em>Cret da l&#8217;Agnel, <\/em>la<em> Crete di Malvedut<\/em>).<br \/>\n<\/span><br style=\"color: #363636;\" \/><strong style=\"color: #363636;\">I pericoli.<\/strong><span style=\"color: #363636;\">\u00a0Le pendenze molte volte erano notevoli e bisognava lavorare scalzi cos\u00ec migliorava la sensibilit\u00e0 del piede e l&#8217;aderenza. I temporali estivi, sopratutto notturni, mettevano paura soprattutto ai bambini.\u00a0<\/span><br style=\"color: #363636;\" \/><strong style=\"color: #363636;\"><br \/>\nIl trasporto del fieno.<\/strong><span style=\"color: #363636;\">\u00a0In autunno, prima di trasportare il fieno a valle, si faceva la manutenzione alle strade (uno o due per famiglia). A ottobre iniziava il trasporto del fieno a valle, &#8220;c<em>ul fas e la \u00f4ge<\/em>&#8220;; il trasporto poteva effettuarsi (a seconda delle possibilit\u00e0 di sistemazione) anche in inverno e in primavera; di solito si procedeva con 4 \u00f4gis attaccate e 4, 5 persone. Se c&#8217;era ghiaccio o il percorso era ripido veniva messa la catena nelle scie; gli uomini mettevano i &#8220;<em>grips<\/em>&#8221; sotto i piedi. La \u00f4ge era fatta per lo pi\u00f9 di orniello (vu\u00e2r), frassino e faggio (\u00f4gions); le traverse di solito in corniolo (legno molto duro). Una \u00f4ge portava 2 quintali di fieno, cuatri \u00f4gis portavano a valle une mede. Le principali strade percorribili con la \u00f4ge erano: la strade di Fontanis, la strade di Fored\u00f4r, la strade di Cuarn\u00e0n e la strade di Si\u00e8re. Dalle strade principali dipartivano diverse piste secondarie. Lungo la strada erano predisposti degli appositi muretti in pietra per favorire le soste.\u00a0<\/span><br style=\"color: #363636;\" \/><strong style=\"color: #363636;\"><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_5435\" aria-describedby=\"caption-attachment-5435\" style=\"width: 308px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/1962-Stali-di-Lon-.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-5435\" src=\"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/1962-Stali-di-Lon--300x223.jpg\" alt=\"Stali di Lon\" width=\"308\" height=\"229\" srcset=\"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/1962-Stali-di-Lon--300x223.jpg 300w, https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/1962-Stali-di-Lon-.jpg 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 308px) 100vw, 308px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-5435\" class=\"wp-caption-text\">Stali di Lon<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong style=\"color: #363636;\">Il bestiame al pascolo.\u00a0<\/strong><span style=\"color: #363636;\">In Ledis c&#8217;erano molti stavoli (<em>Barb\u00ecn, Faliscje, Cr\u00e0ue, Lon, Pip\u00ecn, Pont\u00e8l, Scugjel\u00e2rs, T\u00ecchigne<\/em>) e 4 casere di propriet\u00e0 del Comune: But\u00eaghis, Gl\u00e8riis, Bombas\u00ecne, Legn\u00e0m e una privata in Scri\u00e7. La prima ad essere abbandonata \u00e8 stata la casera di Bombas\u00ecne nel 1930 (caricata da un certo Buldog di Stalis). Nel 1954 quella di But\u00eaghis (<em>Br\u00f3ilis<\/em>), nel 1958 Gl\u00e8riis (ultima monticazione Bocjute), nel 1956 Legn\u00e0m (Praj\u00e0cus e Barb\u00ecns), negli anni 60 Scri\u00e7. Le aree a pascolo abbandonate vennero rimboschite. I rimboschimenti pi\u00f9 antichi risalgono agli anni 1928-\u201930 in Bombas\u00ecne, seguono quelli di Po\u00e7\u00f9ts nel 1954-\u201963, Legn\u00e0m nel 1958, Gl\u00e8riis nel 1959\u201960. Prima di portare gli animali nelle casere, questi soggiornavano negli stavoli in Ledis (fine maggio, inizio giugno) e poi venivano riportati a fine agosto, inizio settembre, prima di scendere a Gemona. Si dice che le mucche &#8220;sentivano&#8221; quando si partiva per salire in Ledis e qualcuna scappava e arrivava in Ledis da sola.\u00a0<\/span><br style=\"color: #363636;\" \/><strong style=\"color: #363636;\"><br \/>\nIl carbone e il legname.<\/strong><span style=\"color: #363636;\">I boschi di Ledis erano tutti comunali e andavano all&#8217;asta. Solo i prati in prossimit\u00e0 degli stavoli erano privati e parte della Mont dal Soreli. Molte persone salivano per portare gi\u00f9 della legna per necessit\u00e0 e sopravvivenza (<em>stangjs e boris<\/em>). La forestale di solito non interveniva. Oltre al legname si faceva anche il carbone. Con 7 quintali di legna si faceva un quintale di carbone. Si trasportava pi\u00f9 facilmente e veniva ricercato per certe attivit\u00e0 lavorative (<em>f\u00e2ris<\/em>,\u2026). Ma come si faceva il carbone? Il segreto era carbonizzare il legno senza bruciarlo, cuocerlo senza fiamma. La struttura per cuocerlo, chiamata &#8220;pui\u00e0te&#8221;, era composta da 3 pali e da legna accatastate in verticale, il tutto ricoperto da frasche e terra. Si facevano &#8220;pui\u00e0tis&#8221; da 20 q., qualcuno arrivava a 40 (<em>Tisinai<\/em>). Quelle realizzate dalla ditta di Belluno, Cad\u00f2, sfioravano i 150 quintali. La ditta Cad\u00f2, che aveva in appalto i lavori, aveva portato in Ledis a cavallo degli anni &#8217;40, scendevano carichi di carbone. Io spesso mi addormentavo durante la pausa &#8220;<em>in Po\u00e7ol\u00f3ns<\/em>&#8220;. La sera portavamo il carico da Falomo.\u00a0<\/span><br style=\"color: #363636;\" \/><strong style=\"color: #363636;\"><br \/>\nLe donne in montagna.<\/strong><span style=\"color: #363636;\">\u00a0Commenti e ricordi. &#8220;Le donne in montagna lavoravano come gli uomini.&#8221; &#8220;Una donna ha partorito sotto il <em>Mened\u00f4r<\/em> (Cargnelutti Maria), scendendo dal Cjamp\u00f2n; un&#8217;altra, moglie di un <em>Cuel\u00e0m<\/em>, ha stentato ad arrivare a casa par partorire. Era normale che le donne al settimo mese andassero a fare fieno sul monte, anche in Cjamp\u00f2n.&#8221; &#8220;Le donne dipendenti della ditta Cad\u00f2 che tagliava il legname in Ledis, a 7 giorni dal parto, erano gi\u00e0 al lavoro. Mi ricordo che venivano a prendere il latte in casera But\u00eaghis.&#8221;\u00a0<\/span><br style=\"color: #363636;\" \/><span style=\"color: #363636;\">&#8220;Dicono che le donne erano schiave: ma in quel tempo tutti erano schiavi, perch\u00e9 non c&#8217;erano soldi.&#8221;\u00a0<\/span><br style=\"color: #363636;\" \/><strong style=\"color: #363636;\"><br \/>\nConclusioni<\/strong><br style=\"color: #363636;\" \/><span style=\"color: #363636;\">Nessuna di queste persone, con cui ho trascorso un pomeriggio speciale, ha espresso naturalmente nostalgia della miseria, degli stenti e della fame patita in quel periodo. Ma, nonostante quella situazione, molti concordavano sul fatto che la gente, allora, era pi\u00f9 contenta, la risata pi\u00f9 pronta e c&#8217;era maggiore unione e solidariet\u00e0. Ritornando a casa per un attimo ho pensato che adesso viviamo in una societ\u00e0 al contrario. Ricchi di cose superflue non siamo pi\u00f9 contenti e ci sentiamo pi\u00f9 insicuri e soli.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; una pennellata della nostra storia recente. Ho raccolto le testimonianze di persone  invitate ad un incontro nella casa di Pieri Gii. Alcune persone nella foto di copertina purtroppo non ci sono pi\u00f9. Rimangono i racconti.<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":4606,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[29],"tags":[],"class_list":["post-5431","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-racconti"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5431","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5431"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5431\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5437,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5431\/revisions\/5437"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4606"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5431"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5431"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5431"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}