{"id":5224,"date":"2015-03-04T09:03:15","date_gmt":"2015-03-04T08:03:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pensemaravee.it\/?p=5224"},"modified":"2015-03-04T09:04:24","modified_gmt":"2015-03-04T08:04:24","slug":"marzo-1909-ledis-la-morte-bianca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/memoria\/racconti\/marzo-1909-ledis-la-morte-bianca","title":{"rendered":"Marzo 1909. Ledis, la morte bianca."},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_5227\" aria-describedby=\"caption-attachment-5227\" style=\"width: 318px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/1970-ac-via-Zuccola.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-5227\" src=\"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/1970-ac-via-Zuccola-300x204.jpg\" alt=\"1970. Un altro marzo nevoso (via Zuccola)\" width=\"318\" height=\"216\" srcset=\"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/1970-ac-via-Zuccola-300x204.jpg 300w, https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/1970-ac-via-Zuccola.jpg 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 318px) 100vw, 318px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-5227\" class=\"wp-caption-text\">1970. Un altro marzo nevoso a Gemona (nella foto via Zuccola)<\/figcaption><\/figure>\n<p><em>L\u2019inverno del 1909 \u00e8 stato freddo e nevoso. Nei primi 15 giorni di gennaio a Tarvisio erano caduti 9 metri di neve. La prima decade di febbraio era \u00a0stata invece mite, un soffio anticipato di primavera. \u00a0Ma poi la mitezza lasci\u00f2 di nuovo posto all\u2019inverno.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Ma qualcosa doveva ancora accadere di terribile nelle prime giornate di marzo: copiosi rovesci di neve e caduta di valanghe anche in\u00a0 posti mai colpiti, a memoria d\u2019uomo, dall\u2019evento. Anche in Ledis. La madre di Pieri Gii raccontava che quando si \u00e8 sposata, il 9 marzo di quell\u2019anno, c\u2019era ancora un metro di neve. A quei tempi le casere di Ledis erano abitate da pastori (per lo pi\u00f9 giovani) e animali anche d\u2019inverno. Il fieno e il pascolo sui versanti a mezzogiorno (Mont dal Soreli) sgombri da neve permettevano la \u00a0sopravvivenza di uomini e animali.<\/p>\n<p><strong>La storia.<\/strong> Aiutandomi con le cronache dei giornali del tempo (\u00abLa Patria del Friuli\u00a0e il \u00abGiornale di Udine\u00bb) messi gentilmente a disposizione da Cesare Sabidussi, vi\u00a0\u00a0racconto il terribile accaduto.<\/p>\n<p><strong>Luned\u00ec primo di marzo 1909<\/strong>. Sul mezzogiorno partivano da Gemona i giovani <em>Cargnelutti Bortolo di Giacomo, <\/em>F<em>orgiarini Antonio di Giuseppe, Forgiarini Antonio di Biagio e Cargnelutti Francesco di Francesco<\/em>, per recarsi a portare viveri ai loro parenti ed amici che si trovavano nella casera di propriet\u00e0 dei fratelli Forgiarini detti &#8220;contadin dal f\u00ecer&#8221; nella localit\u00e0 <em>Navis<\/em>. Fortuna volle che, a causa delle abbondanti nevicate, il loro viaggio fosse difficile. Stava scendendo la sera\u00a0 quando arrivarono alla casera di propriet\u00e0 di un <em>Vuar\u00e0n (ora Faliscje)<\/em>. Il Cargnelutti voleva proseguire il cammino fino alla casera Copetti per trovare compagnia ed utensili, ma gli altri non vollero saperne, perci\u00f2 decisero di fermarsi in quella casera a pernottare. Durante la notte si scaten\u00f2 un furioso temporale con neve, grandi tuoni e lampi.<\/p>\n<p><strong>Marted\u00ec due marzo. <\/strong>L&#8217;indomani mattina, riscaldata un po&#8217; di polenta che portavano nei loro sacchi e accompagnatala con un po&#8217; di formaggio, fecero colazione e poi ripartirono. Giunti nei pressi della <em>casera Copetti<\/em>, \u00a0si present\u00f2 ai loro sguardi una scena terribile. Una valanga, alta 20 metri, \u00a0era scesa dall&#8217;alto abbattendo alberi e casera e andando a finire nel fondo della valle &#8220;sul ri\u00fbl&#8221;. Non rimase in piedi che il fogol\u00e2r e dal camino di questo usciva al loro arrivo, quasi a salutarli il gatto miagolando! Cargnelutti Francesco rimase cos\u00ec colpito che non volle saperne di andare oltre. L&#8217;altro Cargnelutti lo accompagn\u00f2 nella sua casera. Gli altri due intanto, visto che non potevano fare nulla per i disgraziati travolti, proseguirono il viaggio verso Casera Navis, raggiungibile \u00a0d\u2019estate, in circa 4 ore. Anche qui la scena era la medesima: una valanga aveva travolto la casera e con essa \u00a0uomini e \u00a0bestie. Dei 3 pastori l\u2019unico a salvarsi fu Forgiarini Toffoli, il quale descrisse cos\u00ec la tragica scena. \u201cVerso le tre di notte &#8211; raccont\u00f2 &#8211; mentre stavamo attorno al fuoco asciugando i vestiti, tra il fragore dei tuoni udimmo un fortissimo, insolito rumore, e intuendo che fosse prodotto dalla caduta di una valanga gridai agli altri di porsi in salvo. Io stesso mi ritrassi dietro uno stipite della porta. Mio cugino mi rispose di voler rimanere sulla panca ove era sdraiato, mio fratello obbedendomi, si dirigeva verso di me quando la valanga invest\u00ec la casa e li trasport\u00f2 via con essa\u201d. Il Toffoli, dopo tre ore di lavoro disperato, riusc\u00ec a trarsi all&#8217;aria e raccolto un po&#8217; di fieno si ripar\u00f2 in un angolo, per sopravvivere al freddo intenso. I due Forgiarini trasportarono il Toffoli \u201cpressoch\u00e9 semivivo\u201d nella casera di propriet\u00e0 di Capriz Giuseppe , dove \u00a0arrivarono attorno alla mezzanotte.<\/p>\n<p><strong>Mercoled\u00ec 3 marzo. <\/strong>Dopo aver un po&#8217; ristorato e riscaldato il povero Toffoli, la mattina seguente scesero a Gemona a raccontare l&#8217;accaduto. Il nostro Municipio diede subito disposizione per formare una squadra di soccorso composta di cinquanta persone fra cui tre guardie di finanza, tre carabinieri e il messo comunale. Verso la sera del mercoled\u00ec la compagnia arriv\u00f2 alla prima casera abbattuta e subito incominci\u00f2 il lavoro di sgombero fino a notte inoltrata. Met\u00e0 delle persone and\u00f2\u00a0a ricoverarsi in uno stavolo raggiungibile, in tempi normali, in due ore di cammino, e gli altri passarono la notte sulla neve.<\/p>\n<p><strong>Gioved\u00ec 4 marzo.<\/strong> Verso le 4 del mattino riprese a nevicare; attorno alle 8, vedendo che il tempo non aveva alcuna intenzione di migliorare, rientrarono a Gemona. Durante il loro lavoro recuperarono dalle macerie una cinquantina di capre, naturalmente morte, e nient&#8217;altro. Il capitano De Negri mand\u00f2 sul posto 30 zappatori alpini ma a causa della bufera dovettero rientrare anch\u2019essi.<\/p>\n<p><strong>Sabato 6 marzo. <\/strong>Partirono da Gemona 90 popolani per recuperare le salme. Recuperati e avvolti in lenzuola, furono portati al cimitero dove arrivarono a notte fonda (verso le 23.30)<\/p>\n<p><strong>Domenica 7 marzo. <\/strong>Il Municipio si assunse le spese dei funerali che furono seguiti \u00a0con grande concorso di cittadinanza. Le cinque bare, portate dai parenti e dagli amici, erano precedute dal clero, dalle confraternite, da una infinit\u00e0 di popolo con ceri, un plotone di alpini e dagli studenti dell&#8217;Istituto Stimatini. Seguivano le autorit\u00e0 tutte civili e militari, notai il sindaco cav. Antonio Stroili, il comm. Ancona, il pretore cav. Cavarzerani, il capitano De Negri e due tenenti, l&#8217;avv. Fantoni in rappresentanza anche dell&#8217;avv. Piemonte, ecc. ecc. Nel cimitero, prima che le bare fossero calate nelle fosse, il segretario comunale Rossini, tenne un commovente discorso.<\/p>\n<p><strong>Il bilancio delle vittime. <\/strong>Il triste bilancio fu di\u00a0 cinque vittime fra le persone e molti animali: \u00a0sette manze e cinquanta capre di propriet\u00e0 del Copetti, cinquanta capre di propriet\u00e0 Venturini e settantacinque di propriet\u00e0 Forgiarini. Nella <strong>casera dei Copetti<\/strong> perirono Copetti Giovanni di Giuseppe di anni 18, Copetti Giacomo fu Giobatta di anni 15 e Venturini Tomaso di anni 53, tutti di Gemona. Il povero Venturini Tomaso, per paura di perire a casua del cattivo tempo con la sua casera che si trovava in una posizione pericolosa, volle recarsi in quella del Copetti, ove mor\u00ec; la casera di sua propiret\u00e0 non sub\u00ec\u00a0invece danno alcuno. Nella Casera <strong>Navis<\/strong> trovarono la morte Agostino Forgiarini di Giuseppe di\u00a0anni 18 e Pietro Forgiarini di Agostino, mentre Toffolo Forgiarini di Giuseppe si salv\u00f2.<\/p>\n<p><strong>Aprile 1909<\/strong>.\u00a0 In soccorso delle famiglie colpite dalle valanghe nei boschi del Ledis furono raccolte e distribuite lire 644.<\/p>\n<p><strong>Maggio 1909. <\/strong>Dopo lo scioglimento delle nevi, le carogne delle bestie vennero sepolte,\u00a0per ordine del medico provinciale, distanti dalle acque (Venzonassa), per evitare il rischio di epidemie.<\/p>\n<p><strong>Novembre 1909.<\/strong> Vennero conferite le medaglie d&#8217;argento al valor civile ai giovani Forgiarini Antonio di Giuseppe e Forgiarini Antonio di Biagio per l&#8217;atto coraggioso compiuto il 3 marzo 1909 in Gemona, \u00a0per\u00a0le enormi fatiche sopportate e i gravissimi pericoli affrontati nel corso di una lunga marcia fra le nevi alte 2 metri e mezzo, al fine di\u00a0soccorrere\u00a0alcune persone sepolte sotto la valanga e trarne in salvo una. <strong>\u00a0<\/strong>La triste vicenda cari lettori potrebbe finire qui, ma non \u00e8 cos\u00ec. Ricordate il Toffoli che fu l\u2019unico a salvarsi in casera Navis. L\u2019ultima parte della storia purtroppo lo riguarda (almeno da quello che ci \u00e8 dato sapere)<em> . \u00a0<\/em><\/p>\n<figure id=\"attachment_2315\" aria-describedby=\"caption-attachment-2315\" style=\"width: 238px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Valanga-1909.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2315 \" src=\"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Valanga-1909-225x300.jpg\" alt=\"Valanga 1909\" width=\"238\" height=\"317\" srcset=\"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Valanga-1909-225x300.jpg 225w, https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Valanga-1909-768x1024.jpg 768w, https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Valanga-1909.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 238px) 100vw, 238px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2315\" class=\"wp-caption-text\">Il percorso della valanga. Sotto gli stavoli dei Copetti<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Dieci anni dopo. Intervista di un\u00a0 giornalista della \u00ab<\/strong>Patria del Friuli\u00bb a Giuseppe Forgiarini (25 gennaio 1919)<em>. <\/em>\u201cAllo scopo\u00a0 di non lasciarmi portar via dagli austriaci il rame- \u00a0disse un settuagenario, contadino, del borgo Savalons, certo Giuseppe Forgiarini fu Cristoforo, padre del Toffoli &#8211; nell&#8217;aprile dello scorso anno, quando gi\u00e0 erano incominciate le requisizioni, portai le mie quattro caldaie sulla montagna Navis e le nascosi lass\u00f9\u201d. \u201cMio figlio Cristoforo, soldato della classe 1886, era rimasto in paese. Ora, pensando pure lui\u00a0di sottrarsi alla polizia germanica, temendo lo mandassero al fronte sui lavori, si nascose sulla montagna medesima, a custodire le caldaie e tenersi al sicuro. Si trovavano lass\u00f9 anche altri soldati o fuggiti alla prigionia o disertori nostri, e fra essi certi Vittorio Maieron e Giordano Meneghelli,entrambi di Venzone. Il 15 agosto salii al nascondiglio e constatai subito, non senza stupore, che il terreno all&#8217;intorno, coltivato a patate gi\u00e0 mature per il consumo, era spoglio. Cercai mio figlio, lo chiamai: non c&#8217;era. Preoccupato, feci ritorno a casa. Poco tempo dopo si sparse la voce che il mio povero figliuolo era stato ucciso dai compagni a scopo di furto. Non volevo credere a tanta perf\u00ecdia: l&#8217;uccisione di un compaesano, un povero fuggitivo, da parte di\u00a0altri fuggitivi come lui!\u201d. Tacque il povero vecchio, per qualche istante, poi riprese: \u201cVenni pi\u00f9 tardi a sapere che i due che ho nominato, il Meneghelli cio\u00e8 e il Maieron, avevano venduto a Venzone carne bovina e tentato di vendere rame\u201d. L\u00ec, a Venzone, c&#8217;erano anche prigionieri italiani. A uno di questi, che alloggiava in casa di certo Bastian, confidarono di aver commesso l&#8217;omicidio. Povero il mio Cristoforo! Lo assassinarono a fucilate! Ben otto colpi gli spararono contro. E aggiunsero che avevano seppellito il cadavere sotto mucchi di foglie. Ud\u00ec l&#8217;orribile confidenza anche il Bastian, che\u00a0ripet\u00e8 il racconto ad alcune donne; cos\u00ec, passando da una bocca all&#8217;altra, la notizia giunse anche a me. Il buon vecchio era tutto tremante, nel riferirmi la tragica fine del figlio. Cos\u00ec &#8211; concluse &#8211; per opera di quegli scellerati ho tutto perduto, caldaie e figlio!\u00a0Il Toffoli aveva scampato la vita nel 1909 in Navis e purtroppo, sempre in Navis mor\u00ec in modo orrido e brutale 10 anni dopo. Il destino ogni tanto fa strani percorsi.<\/p>\n<p><strong>I rilievi della forestale sulla valanga di Ledis <\/strong><em>(<\/em>fonte: catasto valanghe, direzione regionale foreste, ottobre 2006)<em>. <\/em>Nel 1934 il distaccamento di Gemona della milizia\u00a0 forestale nazionale compil\u00f2 una prima scheda tecnica dell\u2019evento. Indic\u00f2 il percorso della valanga in 550 metri e un fronte di 200 metri; la valanga di neve\u00a0 pesante era stata causata da una scossa di terremoto. Una seconda scheda tecnica\u00a0 venne compilata\u00a0nel 1994 dal corpo forestale regionale. Corresse alcune imprecisioni della rilevazione precedente, intervist\u00f2 Pietro Copetti e conferm\u00f2\u00a0 il terremoto come causa dell\u2019evento. Nella cronache dei giornali del tempo non viene per\u00f2 mai citato il terremoto. Ho interpellato, per avere un riscontro, \u00a0la dottoressa \u00a0Peruzzi dell\u2019Osservatorio sismologico di Trieste: \u201cCi sono diversi indizi di sismicit\u00e0\u00a0oltre-confine dai cataloghi sloveni e austriaci nel periodo febbraio-marzo 1909 , e questi sono compatibili, geograficamente ed energeticamente con l\u2019instabilit\u00e0 di versante nella zona. Ma prove certe non ne ho trovate\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cronaca di una tragedia accaduta 106 anni fa, ai primi di marzo, in Ledis, quando veniva ancora tanta neve.<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":5223,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[29],"tags":[],"class_list":["post-5224","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-racconti"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5224","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5224"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5224\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5230,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5224\/revisions\/5230"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5223"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5224"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5224"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5224"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}