{"id":2390,"date":"2014-05-03T14:42:36","date_gmt":"2014-05-03T12:42:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pensemaravee.it\/magazine\/?p=2390"},"modified":"2014-05-13T16:57:01","modified_gmt":"2014-05-13T14:57:01","slug":"la-famiglia-canciani-centurion-in-albania-1928-1949","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/migrants\/emigrants\/la-famiglia-canciani-centurion-in-albania-1928-1949","title":{"rendered":"La famiglia Canciani (Centurion) in Albania, 1928 &#8211; 1949"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_2393\" aria-describedby=\"caption-attachment-2393\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Albania-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2393 size-medium\" src=\"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Albania-2-300x194.jpg\" alt=\"Albania 2\" width=\"300\" height=\"194\" srcset=\"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Albania-2-300x194.jpg 300w, https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Albania-2-1024x663.jpg 1024w, https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Albania-2.jpg 1203w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2393\" class=\"wp-caption-text\">La famiglia Canciani (Centurion) a Tirana nel 1928<\/figcaption><\/figure>\n<p><em>Estendo la mia dedica anche ai molti friulani costretti ad espatriare alla ricerca di condizioni migliori di vita, a tutti i militari che furono obbligati a combattere in terra straniera per effimeri ideali e, tra questi, a coloro che non hanno pi\u00f9 rivisto le loro famiglie e riposano in terra straniera, a tutti gli oppressi dai regimi dittatoriali e da questi condannati ingiustamente alla pena capitale, ai carcerati, a coloro che hanno dovuto subire torture inimmaginabili.<\/em><\/p>\n<p>Mio Padre, Canciani Giovanni Angelo (Agn\u00fbl Centurion) era nato a Gemona nel novembre 1885. Come la maggior parte dei friulani era stato costretto ad emigrare in diversi Paesi europei: agli inizi del &#8216;900 in Romania, poi in Germania. Rientr\u00f2 in Italia a fare il soldato di trincea nella prima guerra mondiale, dove rimase ferito. Riprese poi a girare per lavoro: Napoli, Roma, Sardegna. In uno dei rari rientri a Gemona si spos\u00f2 con Ida Urbani, mia madre.<\/p>\n<p>Io nasco il 25 novembre 1923 e due anni dopo mia sorella Irene.<\/p>\n<p><strong>La partenza per l\u2019Albania. <\/strong>A causa del regime fascista mio padre, nel 1928,\u00a0 fu costretto a emigrare. Scelse l\u2019Albania. Noi lo raggiungemmo nel 1930. La casa che ci ospitava \u00a0Tirana era composta da due stanze al piano terra alle quali si accedeva attraverso un cortile promiscuo ad altre famiglie (musulmane e ortodosse) e\u00a0 un gabinetto in comune nel cortile all&#8217;interno. L\u00e0 si trovavano anche un fratello e alcuni nipoti di Monsignor Monai, arciprete a Gemona, Pietro Boezio e la famiglia Zamolo.<\/p>\n<p>Unico diversivo: uscire la domenica con i miei genitori. I friulani si ritrovavano tutti in un osteria\u00a0all\u2019inizio di via Dibra, o in alternativa in una birreria di via Elbasan.\u00a0All&#8217;epoca in Albania c&#8217;era la monarchia: Ameth Zog si era proclamato Re e governava col pugno di ferro. Tutti i gioved\u00ec, sulla piazza del mercato di Tirana, venivano eseguite le\u00a0condanne a morte per impiccagione.<\/p>\n<p><strong>Nasce Albina. <\/strong>Il 1 luglio 1931 nacque a Tirana mia sorella Albina.\u00a0 Nelle due stanze fatiscenti e malsane non era pi\u00f9 possibile rimanere (dormivamo in cinque in una stanza!). Fummo costretti a trasferirci in un&#8217;altra casa.<\/p>\n<p><strong>Ricerche petrolifere.<\/strong> Erano gi\u00e0 trascorsi quattro anni di grandi disagi e sacrifici dal nostro arrivo in Albania quando nel 1934 mio padre lasci\u00f2 Tirana e si trasfer\u00ec a Kuciova<em>,<\/em> piccolo paesino sulle rive del fiume di\u00a0Devoli. L&#8217;Italia aveva ottenuto dal governo albanese in questa zona una concessione per le ricerche petrolifere. Fu il periodo pi\u00f9 spensierato per me: avevo concluso le elementari ed ero sempre fuori, a caccia d\u2019inverno e a pesca d\u2019estate.\u00a0 Feci anche il sacrestano, ma venni \u201clicenziato\u201d perch\u00e9 un giorno,\u00a0 per fame, mangiai tutte le ostie.<\/p>\n<p>Conoscemmo la famiglia della maestra Iolanda Silvestri\u00a0di <strong>Timau<\/strong> e nacque tra noi una sincera e fraterna amicizia. Margherita, la madre, nella guerra con l&#8217;Austria del 1915 era stata una portatrice carnica\u00a0e aveva rifornito\u00a0le truppe al fronte. Per questo venne decorata e oggi una via del paese \u00e8 intitolata a suo nome.<\/p>\n<p><strong>Una piccola Italia.<\/strong> In quel periodo furono avviati i lavori per la costruzione di una nuova scuola, dell&#8217;ospedale, della chiesa e del dopolavoro. Molti operai e molte nuove famiglie arrivarono dall&#8217;Italia, soprattutto emiliani. Il paese era diventato un&#8217;isola italiana inserita nel contesto albanese, con molti pregi ed alcuni difetti: la propaganda fascista era molto presente e la tessera indispensabile per ottenere agevolazioni. Mio padre non si adattava a subire certe imposizioni e si trasfer\u00ec a Tirana. Lo raggiunsi nell&#8217;autunno del 1937,\u00a0 lavorai come apprendista in un&#8217;officina meccanica e dopo sei\u00a0mesi, non riuscendo a seguirmi, mi rimand\u00f2 a Devoli, dove venni assunto come apprendista nella societ\u00e0 petrolifera. Mio maestro sul lavoro fu un tal <strong>Dariol Silvio<\/strong>, persona comprensiva, intelligente e disponibile, amante della poesia.<\/p>\n<p><strong>Don Mario Morandi<\/strong>, bergamasco, era venuto tra noi a Devoli come parroco ed insegnante. Uomo colto, umile, disponibile, ufficiale nella guerra del 1914-18, aveva combattuto e sofferto con i suoi soldati.<\/p>\n<p>Ritornato alla vita civile amareggiato e deluso, era diventato sacerdote esercitando l\u2019apostolato nelle\u00a0carceri e manicomi. Nella nostra parrocchia aveva riunito tutti i giovani e creato la corale.\u00a0Al di l\u00e0 di quelle che possono essere state o sono oggi le mie convinzioni religiose, mi reputo\u00a0fortunato di averlo incontrato, di aver potuto dialogare e discutere con lui, profondo conoscitore\u00a0dell&#8217;animo umano. Mi chiamava benevolmente \u201c <strong>il cittadino che protesta<\/strong>\u201d.<\/p>\n<figure id=\"attachment_2394\" aria-describedby=\"caption-attachment-2394\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Albania-3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2394 size-medium\" src=\"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Albania-3-300x193.jpg\" alt=\"Albania 3\" width=\"300\" height=\"193\" srcset=\"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Albania-3-300x193.jpg 300w, https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Albania-3-1024x658.jpg 1024w, https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Albania-3.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2394\" class=\"wp-caption-text\">1939: rientro in Albania dopo l&#8217;invasione italiana. Si riconosce la famiglia Zamolo e Canciani<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>L\u2019invasione italiana dell\u2019Albania.<\/strong> Nella notte dell&#8217;otto aprile 1939 fummo svegliati verso le tre del mattino; il tempo di vestirsi per raccogliere poche cose in una sola valigia e salimmo sui camion alla volta di Valona. Ci imbarcarono sull&#8217;incrociatore Pola e ci sbarcarono a Monopoli. I militari del battaglione San Marco che dovevano sbarcare nel pomeriggio in Albania ci chiesero informazioni e notizie sulla situazione locale.<\/p>\n<p>L&#8217;occupazione dell&#8217;Albania da parte dell&#8217;Esercito Italiano si concluse in pochi giorni; ci furono solo rari casi sporadici di resistenza, ma in breve tutto ritorn\u00f2 alla normalit\u00e0, e cos\u00ec rientrammo a Devoli. Nel 1940 crebbe notevolmente il flusso di militari italiani di tutte le armi in Albania. Un giorno mia madre incontr\u00f2 per strada un soldato di Gemona, Artico Luigi, che divenne amico di famiglia e frequent\u00f2 la nostra casa assieme ad altri friulani conosciuti in quel periodo.<\/p>\n<p><strong>L\u2019occupazione della Grecia.\u00a0<\/strong>La campagna di Grecia si concluse nell\u2019estate del &#8217;41. Cost\u00f2 la vita a 14.000 soldati e il ferimento di 38.000. Ma vediamo alcune immagini dell\u2019epoca e di come si sono deteriorati i rapporti tra italiani e albanesi<\/p>\n<p><strong>1941, a Gemona. \u00a0<\/strong>A 18\u00a0 anni ebbi finalmente la possibilit\u00e0 di tornare a Gemona, che avevo lasciato all\u2019et\u00e0 di sei\u00a0anni.\u00a0Alla stazione mi attendevano lo zio Giuseppe, fratello di mia madre. Fui ospite della loro casa in via Paludo per tutto il periodo della mia permanenza. Fu un periodo bellissimo per me: le amicizie, i primi amori, la vendemmia,&#8230; Il rientro in Albania a ottobre fu molto triste.<\/p>\n<p><strong>Le lacrime di mio padre.<\/strong> L\u2019anno successivo, in gennaio, fui chiamato alle armi. Mio padre mi accompagn\u00f2 alla fermata della corriera; quando lo salutai, vidi per la prima volta le lacrime solcare il suo volto. Rimasi\u00a0 poco per\u00f2 in servizio. L\u2019Italia aveva bisogno del petrolio dell\u2019Albania\u00a0 ed io, operaio specializzato, \u00a0ero pi\u00f9 utile in fabbrica.<\/p>\n<p><strong>8 settembre 1943.\u00a0<\/strong>Frequenti erano le incursioni aeree e i bombardamenti alleati. Il 12 novembre 1943, decine d\u2019aerei inglesi da bombardamento, a ondate successive, sganciarono centinaia di spezzoni. lo e il mio maestro Dariol, a causa del rumore delle macchine in officina, non avevamo udito il segnale d&#8217;allarme; fuggimmo di corsa verso la portineria e ci buttammo a terra. Quando cessarono gli scoppi, si vedeva del fumo in direzione della casa di Dariol; uno spezzone gli aveva ucciso la moglie e una figlia e aveva ferito la madre.<\/p>\n<p><strong>1944, il giuramento. \u00a0<\/strong>Il 12 di marzo i tedeschi ordinarono a tutti gli italiani che erano stati inquadrati nella quinta compagnia \u00a0di presentarsi a una adunata per il giuramento di fedelt\u00e0. Il capitano dei tedeschi, uomo basso e tarchiato, si diresse verso il centro del quadrato dove era stato posto un tavolino coperto dalla bandiera con la croce uncinata e inizi\u00f2 la formula del giuramento. La nostra risposta fu quasi unanime: <strong>NO<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Ottobre 1944, la partenza dei tedeschi.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Si torna al lavoro. <\/strong>\u00a0Riparammo le macchine riparabili, riportammo le macchine che avevamo nascosto durante i bombardamenti e cos\u00ec il lavoro\u00a0 pot\u00e9 riprendere.\u00a0 Non essendoci in loco manodopera specializzata, il regime comunista che si era instaurato ci fece \u00a0riprendere le precedenti attivit\u00e0.\u00a0 <strong>\u00a0<\/strong>Per sei\u00a0mesi non ci furono pagati gli stipendi e iniziarono le prime perquisizioni alla nostre case. Il direttore del cantiere e il suo vice,\u00a0 italiani, vennero incarcerati e durante un trasferimento uccisi.<\/p>\n<p><strong>L\u2019arte di arrangiarsi. <\/strong>Nei giorni estivi con mio padre andavamo a riparare le case danneggiate dai bombardamenti. Erano fatiscenti, con le pareti costruite\u00a0con rami d\u2019albero intrecciati e fango. Il compenso spesso consisteva\u00a0in prodotti ortofrutticoli. Altre piccole integrazioni di reddito venivano dalla vendita di accendini, che costruivo in officina, eludendo la sorveglianza, con l\u2019alluminio ricavato delle pale degli aerei abbattuti\u00a0 oppure dallo smercio di fiaschi di gasolio. A fine anno nel 1944 ci fu dato un acconto.<\/p>\n<p><strong>1945, l\u2019esperienza sindacale. <\/strong>Io, da antifascista, immaginavo che il comunismo in Albania dovesse <strong>\u00a0<\/strong>adoperasi ad alleviare le sofferenze della povera gente. La realt\u00e0 per\u00f2 fu molto diversa.\u00a0Agli inizi del &#8217;45 venni eletto con un mio\u00a0 collega\u00a0 a rappresentare i lavoratori italiani di Devoli al Congresso nazionale del sindacato a Tirana e mi accorsi che il ruolo dei dirigenti sindacali era di controllo sui lavoratori e di trasmissione \u00a0passiva delle decisioni del partito.<\/p>\n<p><strong>Giovani antifascisti.<\/strong> Per favorire nei cantieri momenti di incontro e di ricreazione, utili ad alleviare la durezza frammista a paura\u00a0 della quotidianit\u00e0, \u00a0costituimmo il circolo \u00a0&#8220;Giovani antifascisti italiani&#8221; (GAI) e potemmo cos\u00ec usufruire di un locale del Dopolavoro. Abbiamo vissuto \u00a0momenti intensi insieme: alcuni di noi si dedicarono anche al teatro e altri a far uscire un giornalino murale. Un sogno ci accomunava: rientrare in Italia.<\/p>\n<p>I militari italiani, a seguito di un accordo tra governi, vennero rimpatriati; noi operai no, perch\u00e9 servivamo alla ricostruzione del paese.<\/p>\n<p><strong>1946, un anno difficile. <\/strong>Durante un incontro sindacale a Tirana chiesi di incontrare il Ministro dell\u2019industria per parlare dei problemi dei lavoratori italiani e del loro possibile rimpatrio. L\u2019incontro, cordiale, non fu incoraggiante, ma un piccolo risultato lo raggiunse: nei mesi successivi furono\u00a0 rimpatriati 41 lavoratori con salute cagionevole.<\/p>\n<p>Il 28 marzo fummo convocati dalle autorit\u00e0 politiche, che ci imposero di sciogliere il circolo giovanile (GAI) e ci chiesero di aderire ai \u201cGiovani comunisti albanesi\u201d, proposta che nessuno di noi accett\u00f2. Termin\u00f2 cos\u00ec anche l\u2019esperienza di delegato sindacale.<\/p>\n<p>Segu\u00ec un periodo difficile: fui costretto a cambiare casa e mio padre, a 61 anni, ricevette l\u2019ordine di trasferirsi a lavorare prima \u00a0nel nord dell\u2019Albania, in una zona montuosa e impervia al confine con la Iugoslavia e poi in miniera. Parlai di questo con il nuovo direttore e commisi una grossa imprudenza: affermai infatti che si stavano comportando come mercanti di schiavi. Il 4 ottobre mi diedero 3 giorni di tempo per trasferirmi a Rubik, una localit\u00e0 mineraria dell\u2019interno. Un albanese, che incontrai in loco e che aveva lavorato nella segheria da Silverio a Timau, mi disse di stare in guardia, perch\u00e9 ero considerato dalla Commissione politica \u201csoggetto da sorvegliare\u201d.<\/p>\n<p><strong>A Tirana. <\/strong>A febbraio eravamo di nuovo insieme a Tirana, in una fatiscente camera d\u2019albergo. La mia presenza nella capitale era diventata un punto di riferimento per molti italiani di Devoli e di Rubik. Ci incontravamo in un locale, sul boulevard, per scambiarci, notizie, ricordi e speranze.<\/p>\n<p>La situazione alimentare era critica, dal momento che i generi di prima necessit\u00e0 erano razionati. La coda davanti ai negozi iniziava alle quattro di mattina.<\/p>\n<p>La repressione del regime coinvolse anche persone di nostra conoscenza. \u00a0Vennero arrestati\u00a0il dottor Mandolini<em>, <\/em>suor\u00a0Pasquina e padre Sclavini, che conoscevamo da quando eravamo a Devoli. Mandolini era un medico di una straordinaria umanit\u00e0: torturato in prigione, venne condannato a morte, pena poi commutata a 101 anni di carcere a seguito dell\u2019interessamento dell\u2019onorevole Di Vittorio, ridotta infine a 20 anni e in parte scontata nelle corsie del reparto malattie infettive\u00a0 di Tirana. Li incontr\u00f2 tra i malati il suo peggiore aguzzino ; quest&#8217;ultimo, quando lo vide, si nascose. Mandolini\u00a0gli\u00a0assicur\u00f2 che lo avrebbe curato come gli altri.<\/p>\n<p>A met\u00e0 del 1948\u00a0 Tito venne scomunicato da Mosca, in quanto aveva rivendicato la propria autonomia nei rapporti internazionali. Tutti gli iugoslavi vennero espulsi.<\/p>\n<p><strong>1949, finalmente a \u00a0Gemona<\/strong>. Il 18 aprile 1949 avvertirono mio padre di partire subito per Durazzo e presentarsi al porto per l\u2019imbarco. Per noi fu come un fulmine a ciel sereno, poich\u00e9 nessuno si aspettava una decisione cos\u00ec repentina, con soli 3 giorni di preavviso<strong>.\u00a0 <\/strong>Il mare, la permanenza a Latina e infine, dopo 22 anni trascorsi in Albania, il 9 luglio 1949 Gemona! \u00a0Quando arrivammo alla stazione, guardai in alto verso la montagna e rammentai alcuni versi d\u2019un poeta anonimo: \u201cBella Gemona, candida sul lento declivio de la verde alpe adagiata, sul tuo capo fantastico di fata, coronano le rupi e bacia il vento, lambendo, del suo chiaro argento, la veste, per la valle abbandonata, ti mormora con lena infaticata la leggenda dalle Alpi al Tagliamento.\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa prima parte delle mie memorie, che riguarda un periodo di venti anni dal 1928 al 1949, la dedico a tutti coloro che l\u2019hanno vissuta e sofferta con me in Albania, ai disumani sacrifici e\u00a0privazioni dei miei genitori, a tutti i miei famigliari. <\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":2395,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[24],"tags":[109,108,62,110],"class_list":["post-2390","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-emigrants","tag-albania","tag-emigrazione","tag-gemona","tag-invasione-italiana"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2390","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2390"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2390\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2801,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2390\/revisions\/2801"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2395"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2390"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2390"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pensemaravee.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2390"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}